Una parola per riassumere… Beliveat

tortelli di capriolo e tartufo

Di ristoranti al Pigneto ce ne sono diversi. C’è quello che sta lì da molto tempo, quello rimodernato da poco, chi ha cambiato gestione, il locale alla moda e quello che propone piatti tipici.

Non si può dire che non ci sia scelta lungo l’ isola pedonale, un po’ chiassosa e piena di tavolini all’aperto che va dritta al ponte pedonale, a volte a senso alternato con le bici ed è proprio al di là del ponte che vi consigliamo di spingervi.

Se arrivate con la nuova metro C potete scendere alla fermata Pigneto, vi ritroverete nella piazzetta nuova di zecca, girate verso una piccola stradina , via Braccio da Montone e appena sulla sinistra ai numeri civici 3, 5 e 7 troverete le vetrine del Beliveat.

Agli italiani servirà un po’ di allenamento per pronunciarlo bene , gli stranieri troveranno simpatico il fonetico gioco di parole, io l’ho trovato semplicemente squisito (non solo per il nome).

L’acronimo è facile ed essenziale: Sii , Vivi, Mangia ed è un po’ l’essenza illuminante regalataci dal padre fondatore della moderna gastronomia Jean-A.Brillat Savarin , che pochi ne ricorderanno il nome, ma sicuramente il suo detto: Dimmi quello che mangi e ti dirò chi sei.

Ed è sicuramente la filosofia che adopera e soprattutto mette in pratica il giovane chef Aureliano Procacci nei suoi piatti in cui descrive la sua vita, il suo amore per il cibo e come lo plasma in tavola.

Anni 29, con alle spalle la suola del Gambero Rosso e dal 2016 si è lanciato nell’ avventura imprenditoriale del Beliveat, supportato naturalmente dal suo efficiente staff.

Il locale ci accoglie con il suo bancone, proprio per iniziare con un brindisi di benvenuto, la sala è semplice e curata, ma la nostra attenzione deve ricadere sul cibo, non ci facciamo distrarre con le originali opere alle pareti…

Due sedute romantiche e appartate con specchio d’epoca lasciano il posto alla sala con diversi tavolini, circa 30 posti a sedere, la mise en place è semplice ,ma essenziale con piccoli fiori di carta colorati affianco ai bellissimi bicchieri da acqua e il calice per il vino, di cui c’è ampia scelta.

fjord

Il menù proposto dallo chef spazia con le proposte e gli abbinamenti, ma già mi conquista con il Fjord: trancio di salmone scottato con salsa cocktail al rafano e insalata di mele e rape rosse. Il gusto non delude le aspettative (come la mia amata Norvegia!) La cottura del salmone è perfetta da lasciarlo rosa e la salsa al rafano contrasta con il dolce delle mele e le rape che si mixano tra croccantezza e morbidezza. Ad accompagnare questa prima delizia un Roero Arneis La Villa.

sandwich di senese

Dall’estremo nord si passa a sapori nostrani con il Sandwich di senese: un crostino di pane con tartufo Bianchetto Umbro, stracciatella, broccoletti ripassati con salsiccia e uovo di quaglia pochè.In abbinamento Nebbiolo delle Langhe 3Utin Ciabot Berton.

Lo chef ci mostra il suo carattere già con gli antipasti, è giovane , ma molto preparato,sa il fatto suo!

Un primo piatto che ha l’odore del mare, i profumi delle spezie e un nome molto romantico Le isole del vento: agnolotti di Ricciola atlantica e patate con salsa di lime e cannella, croccante al nero. In abbinamento ( per rimanere in tema di isole) un Donnafugata Angeli.

le isole del vento

Si abbandona il mare e si torna alla terra con i Tortelli di capriolo e tartufo : tortelli di capriolo brasato al ripasso con fonduta di Taleggio e scaglie di tartufo Bianchetto Umbro. Con sapori così decisi e strutturati non poteva esserci un abbinamento di vino da meno Ripasso Superiore della Valpolicella Sartori.

Lo chef rispetta i sapori tradizionali, scegliendo attentamente le materie prime con cura secondo la stagionalità (e si nota!), ma affinando anche delle tecniche innovative come la cottura sottovuoto a bassa temperatura che mantiene i sapori ed elimina i rischi di contaminazione crociata degli alimenti (per i celiaci è cosa buona e giusta!)

polpo croccante

L’alternare questo gioco di sapori ci conduce al secondo piatto, il Polpo croccante : Polpo del Mediterraneo cotto a bassa temperatura, servito su crema di patate lime e zenzero con verdura ripassata. In abbinamento (uno dei miei preferiti) Rosè Five Roses Leone De Castris, primo vino rosato italiano ad essere imbottigliato e commercializzato in Italia nel 1943. Novanta per cento Negroamaro, dieci per cento Malvasia Nera.

Terminiamo con lo Stracotto e croccante: stracotto di maialino da latte con patate e porro croccante servito nella sua salsa. In abbinamento un Morellino di Scansano Ghiaccioforte.

Sia i piatti che gli abbinamenti dei vini hanno coccolato le papille gustative, a volte con sapori delicati e contrasti , altre con sapori più decisi e strutturati e il dolce non poteva essere da meno.

Si chiude la cena con l’ Operà: classico dessert di alta pasticceria francese con biscotto joconde, ganache montata al caffè e glassa lucida al cioccolato fondente.

Una vera e propria opera d’arte.

Il menù vi sembra appetitoso? Vi ha incuriosito qualche piatto? Questo è quello che troverete al Beliveat tutte le sere dal martedì alla domenica dalle 18:30 alle 23:30, ma vi dovete affrettare… perché il menù cambia, come stagione vuole!

 

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