Cenerentola… è stata a cena da Camponeschi

C’era una volta… tutte le favole iniziavano più o meno così e mi piace poter pensare di raccontare della famiglia Camponeschi proprio in questo modo, anche se oltre che l’eleganza e la bellezza delle favole c’è la realtà di una tradizione, consolidata nel tempo.

Tre generazioni di Anfitrioni che hanno lasciato il segno nel campo della ristorazione e dell’alta cucina, poiché come ci confida Alessandro Camponeschi (terza e attuale generazione) “La passione per il buon cibo e il desiderio di condividerlo non si può imparare, si ha nel DNA”!

Niente di più vero…Impeccabile nella sua eleganza e gentilezza ci accoglie nel ristorante in Piazza Farnese 50 a Roma, aperto proprio da lui, insieme a suo padre Marino Camponeschi a metà degli anni ’80.

La famiglia Camponeschi inizia l’avventura nel mondo della ristorazione romana dagli anni ’30 con Tommaso Camponeschi, poi negli anni ’50 è il turno del figlio Marino, che apre insieme a suo padre e ai fratelli Benito e Rosa uno dei ristoranti più gettonati de La Dolce Vita e crea l’Azienda Agricola Camponeschi, per poi arrivare ai giorni d’oggi con l’elegante ristorante affianco al Palazzo Farnese, con la vista sulla coppia di suggestive fontane, in una piazza elogio dell’arte Rinascimentale.

Alessandro e Marino Camponeschi

Alessandro Camponeschi, come solo un ottimo padrone di casa sa fare, ci fa sentire a nostro agio, anche se il susseguirsi delle eleganti sale che compongono il ristorante mi fa pensare a quanta storia, quanta bellezza e magari anche quanti segreti, si siano nascosti negli anni proprio tra queste mura (siamo in un palazzo del 600!).

Una porta scorrevole dà l’accesso al wine bar adiacente, una dependance del ristorante ormai punto d’incontro per gli amanti del buon vino e personalità della cultura e spettacolo, artisti contemporanei e creativi. Un luogo di aggregazione con una carta di vini che spazia tra etichette internazionali e italiane. Qui si parla e si vive l’arte e la cultura, stabilendo un rapporto diretto e informale con gli artisti che animano il wine bar, infondo Sorrentino non ha poi immaginato molto nel suo film “La Grande Bellezza”, Roma è proprio ancora così in alcuni posti e qui se ne percepisce l’essenza, del respirare arte, cultura ed eleganza.

Torniamo nelle sale dove la luce è soffusa, l’atmosfera calda con arredi in stile rinascimentale arricchita da opere d’arte moderna alle pareti. Sette sale curate dall’Architetto Marina Camponeschi, dove ogni lussuoso dettaglio è ricercato per dare all’ ospite una sensazione di intimità da salotto esclusivo. Un luogo magico, “da favola” come mi piace pensare, che rende la degustazione di una cena o un pranzo assolutamente perfetta, coccolati dal personale, altamente professionale e discreto.

carciofi e Carato

Ma non solo una stupenda e singolare location, anche ottimi piatti che rispecchiano la tipica cucina romana, ma con un tocco di modernità, sempre prestando attenzione agli alimenti stagionali.

La cucina è diretta dall’ Executive Chef Luciano La Torre, da sempre affianco alla famiglia Camponeschi nel proporre ricette tradizionali ed eleganti.

Champoneschi

E’ giunto il momento di assaggiare i piatti dello chef (delle frivolezze per entrée come la trippa alla romana), ma prima un brindisi con il famoso Champoneschi (per gli amici) il brut Camponeschi, apprezzato spumante realizzato con metodo classico, direttamente dall’ Azienda Vinicola della famiglia curata da Marina e Claudio Camponeschi, fratelli di Alessandro.

I vini che accompagnano i piatti ci sono presentati dal direttore di sala Anwar che ci propone per iniziare una Malvasia , vendemmia 2016, per poi passare a un Carato Rosso, vendemmia 2015, sempre rigorosamente Azienda Vinicola Camponeschi.

zuppa di arzilla e broccoli

Per iniziare zuppa di arzilla e broccoli, calda al punto giusto, servita in una fantastica porcellana, “anche l’occhio vuole la sua parte” e trovo la mise en place assolutamente impeccabile e di una classica eleganza intramontabile .

risotto di astice e lattuga

Si prosegue con un risotto di astice e lattuga, per poi deliziare il palato con un classico romano: il baccalà, insaporito con uvetta e pinoli.

baccalà con uvetta e pinoli

Il momento delle dolcezze è sempre atteso, anche se le porzioni sono generose e sarebbe quasi finito lo spazio, ma al dolce non si può dire di no.

Soprattutto quando c’è la preparazione espressa dello Zabaione, direttamente dalle mani esperte di uno dei due direttori, Costantino.

Un rito, una esecuzione fatta di gesti decisi nel rompere le uova, nel separare i tuorli e poi amalgamarli velocemente con lo zucchero aggiungendo gli ingredienti pronti vicino alla fiamma per renderlo perfetto.

Zabaione

Gesti tradizionali, tramandati nel tempo, che non lasciano nulla all’ improvvisazione, ma rispecchiano anni di lavoro, dedizione e amore per ciò che si fa e soprattutto per il cliente, che come ci conferma Alessandro Camponeschi: “la qualità è l’unica forma di successo che ci soddisfa”. Chapeau!

 

 

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